Ho un po' di storia tra gli occhi chiusi e il cuscino. Fuori piove e un motorino fa da sottofondo ai saluti di due innamorati. Forse è un po' presto per metterla fuori. Ho i piedi freddi e non li ho mai avuti e il letto è vuoto così nel buio coccolo la storia piccola. E' una storia che vuol parlarmi di occhi chiusi e di occhi aperti, è una storia fragile, appena accennata, un paio di immagini appena, una cosina che si cerca un senso e non può trovarselo, perché va ancora scritta o forse prima vorrebbe essere vissuta, perché non vuole essere parole vuote. Forse è la storia di una donna e è lei a sentirsi fragile o forse è la storia della penna che deve raccontare la storia ma non ha più argomenti. Anzi a guardare bene la penna ha perso l'inchiostro, non scrive più. E la donna ne è sconvolta al punto che le immagini le si confondono tra gli occhi aperti e il soffitto. Tutto le tremula in mezzo alle lacrime e quello scuoterla dei singhiozzi le appare estraneo e terribile, come la possedesse un male che non ha a che fare con la sua natura, perché anche se piange sul fondo un'immagine permane. E' lei la penna e lei ha gli argomenti. Ma non può scriverne adesso, senza più inchiostro. E' tempo di chiudere il paragrafo e mettere un punto. E dopo il punto, sorride la penna, si può andare a capo e ricominciare. Ci vuole calma e pazienza. Anche fiducia. E quando nel caos quella donna ritroverà l'inchiostro saprà come andrà a finire la storia e se chiudo gli occhi e mi addormento lo saprò anche io.